Delfinario Riccione

Oltremare è un parco tematico naturalistico-tecnologico, sito a Riccione, specializzato nella tutela di particolari specie di animali sia della terra e del mare. Le attrazioni sono particolarmente concentrate su ciò che riguarda gli animali degli oceani, ossia sulla presenza di teche, acquari, spettacoli marini e piccole riserve naturali
Si tratta di un’area di 4000 m² dedicata ai bambini, inaugurata nel 2008 grazie a un investimento di 3.000.000 di euro. Essa rappresenta un playground sotto il segno di “Ulisse”, la mascotte del parco. Nell’area i bambini possono giocare in modo autonomo o in compagnia degli adulti che li accompagnano in apposite attività. Il parco ha inglobato e sostituito il vecchio Delfinario di Riccione ed adesso Ulisse e tutti i suoi amici vivono in un ambiente stimolante dove giocare al loro meglio.

Pianeta Terra è un percorso visivo e multisensoriale attraverso quattro sale che consente di rivivere quattro tappe fondamentali che hanno segnato l’evoluzione del nostro pianeta da 15 miliardi a 12 milioni d’anni fa. Nella prima sala un filmato in 3D racconta le fasi della nascita dell’Universo e del Pianeta Terra introducendo alle sale successive dove, grazie ad effetti speciali, sarà possibile rivivere in prima persona la nascita della vita sul nostro Pianeta, l’estinzione dei dinosauri e la fine dell’ultima glaciazione.
Una cupola di vetro e acciaio racchiude l’ambiente dei rettili giganti, per come si stima potesse presentarsi nel Cretaceo. I visitatori possono immergervisi seguendo gli appositi sentieri, facendo esperimento dell’ambiente caldo e umido in cui vivevano i dinosauri prima che i grandi sconvolgimenti li portassero all’estinzione. Il percorso si chiude con l’attraversamento di una foresta bruciata dalla lava e con la visione delle sagome di alcune impronte di dinosauro riportate sul piano di calpestio.

Questa sezione è dedicata all’ambiente marino e composta dalla Laguna dei delfini e da Pianeta mare, area dedicata agli abitanti del mare Adriatico.

Pianeta Mare
Un grande ambiente completamente dedicato all’Adriatico e ai giganti che lo popolano. Si tratta in pratica di una mostra museale molto accurata di balene, delfini, squali,pesci luna e altri grandi vertebrati, ricostruiti in scala reale in resina, fibra di vetro e poliuretano. Il settore contiene anche un’area speciale dedicata ai bambini.
La Laguna dei Delfini

La laguna dei delfini, vero e proprio delfinario di Riccione, ricostruisce un angolo di Adriatico dove i delfini di Oltremare si esibiscono davanti al pubblico. La laguna riproduce l’ambiente marino e si divide in più zone. Durante il mese di agosto 2014, il parco ha registrato anche la nascita del primo esemplare concepito in cattività nelle sue vasche, un cucciolo di delfino di 23 kg e 115 centimetri.

Oltremare presenta una vasta area dedicata alla natura della terraferma. Le seguenti zone sono:
Area falchi: dove gli addestratori intrattengono il pubblico con vari tipi di falco che fanno volare per il cielo. La zona contiene anche un piccolo itinerario turistico per la conoscenza più approfondita di queste specie di rapaci.

Area spettacoli della fattoria: un palcoscenico, simile a quello dell'”area dei delfini”, dove è possibile ammirare da vicino esemplari magnifici come l’Ara rossa e verde e l’Ara blu e gialla.
Delta: lungo il percorso si possono osservare non solo flora e fauna tipiche del Delta del Po, come per esempio lo Storione, una specie endemica del mare Adriatico in forte contrazione numerica e di areale a causa delle attività antropiche dirette e indirette, ma anche le cosiddette specie “aliene” che molto spesso hanno soppiantato quelle autoctone, come ad esempio il pesce siluro e le testuggini palustri dalle orecchie rosse.

Se venite in vacanza a Rimini sia in coppia, soli o con i vostri figli non perdetevi questo museo naturale a due passi da Rimini!

La Festa del lavoro o Festa dei lavoratori viene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti paesi del mondo per ricordare la lotta dei lavoratori per la riduzione della giornata lavorativa. La festa ricorda le battaglie operaie, in particolare quelle volte alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore (in Italia con il RDL n. 692/1923). Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1867[1] nell’Illinois.

La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero introdotte anche in Europa.
La sua origine risale a una manifestazione organizzata a New York il 5 settembre 1882 dai Knights of Labor(Ordine dei Cavalieri del Lavoro), un’associazione fondata nel 1869. Due anni dopo, nel 1884, in un’analoga manifestazione i Knights of Labor approvarono una risoluzione affinché l’evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all’Internazionale dei lavoratori – vicine ai movimenti socialisti ed anarchici – suggerirono come data della festività il primo maggio.

In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia due anni dopo. La rivista La Rivendicazione, pubblicata a Forlì, cominciava così l’articolo Pel primo maggio, uscito il 26 aprile 1890: «Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento”.

Festa dei lavoratori o meno, i dipendenti vanno sempre valorizzati e tutti coloro che operano in maniera costruttiva per il benessere della società sono da ammirare.
Buona festa del lavoro a tutti… ma miraccomando non lavorate troppo!

Dopo l’avvento del cristianesimo la celebrazione è dedicata a San Giuseppe, ma affonda le sue radici in un’epoca pagana. Tale data è infatti alla vigilia dell’equinozio di primavera, quando si svolgevano i baccanali, i riti dionisiaci per propiziare la fertilità nonché l’inizio del nuovo anno romano. Infatti tale tradizione si può includere tra riti del falò di inizio anno. Il rito del fuoco purificatore è una delle più arcane tradizioni diffuse presso svariate popolazioni.

In alcune zone dell’entroterra romagnolo la simbologia della fogheraccia s’intersecava con il rito detto della “ségavëcia” o della “vecchia”, tenuto il giovedì di mezza quaresima, durante il quale un fantoccio con le sembianze di una vecchia, veniva trainato su un carro mascherato tra suoni di trombe, battaglie con frutta e grida, per essere poi squarciato e arso in piazza..In occasione della festa di San Giuseppe e di tutti i papà, i tradizionali falò, simbolo della fine di un inverno freddo e dell’arrivo della primavera, animano la città e le zone circostanti e rappresentano un momento di aggregazione e divertimento.

Venerdì 18 marzo a Rimini torna il consueto appuntamento con la tradizione fogheraccia. In occasione della festa di San Giuseppe e di tutti i papà, i tradizionali falò, simbolo della fine di un inverno freddo e dell’arrivo della primavera, animeranno la città e le zone circostanti.
Appuntamento in spiaggia libera a Marina Centro, zona porto canale, con il grande falò sulla spiaggia libera e mercatino con variopinte bancarelle. L’accensione della fogheraccia è prevista intorno alle 20.30.  Ad allietare la serata quattro punti musica. La festa continua anche sabato e domenica in piazza Pascoli con intrattenimento per tutte le età dalle 15.30 alle 18.30.  
Uscendo da Rimini, la fogheraccia sarà benefica al Parco del Conca di Morciano: il falò infatti sosterrà progetti di beneficenza a favore delle realtà più bisognose della Valconca. Venerdì 18 marzo a partire dalle ore 20.00 il Lions Club Valle del Conca, con il patrocinio del Comune di Morciano e dell’Unione della Valconca, organizza al Parco del Conca di Morciano la fogheraccia di San Giuseppe. Durante la serata ci si potrà ritrovare attorno al fuoco ascoltando buona musica mangiando panini con salsiccia accompagnati da Sangiovese, che saranno venduti a costo simbolico dai volontari del Leo e Lions Club Valle del Conca. 
A Mondaino l’appuntamento con la fogheraccia è rinnovato dall’associazione “A passo d’uomo”. Accompagnati da musiche tradizionali, zuppa, ciambella e vino, si trascorrerà la serata al calore del fuoco a poche centinaia di metri dal centro storico di Mondaino. Il falò verrà acceso alle 20.30.
Non mancate, festeggiate con noi l’arrivo della primavera!

Per gustare il vero sapore della piadina Romagnola bisogna : tirarla con il matterello rigorosamente di legno, cuocerla su una teglia e mangiarla subito dopo averla cotta.
Si sappia anche che non c’è una piada sola e che nei secoli è cambiata tanto. Quella che noi oggi identifichiamo come piadina romagnola risale agli inizi del Novecento. Di piada si parla in un documento del 1371 della comunità di Modigliana che ne doveva dare due all’anno (probabilmente ben più grandi delle attuali) come tributo alla Chiesa. Nel 1572 il medico riminese Costanzo Felici parla di «piacente, cresce o piade» come di «pessimo cibo, con tutto che a molti tanto piaccia».

Se ne riparla nel 1622 e nel 1801, senza nominare la farina, ma il successo è tutto novecentesco fra Giovanni Pascoli, «il pane del lavoro», e il turismo di massa. Da sempre la Azdora romagnola è considerata la fautrice principale della piadina e regina indiscussa dei fornelli. Ecco a voi la ricetta della piadina Romagnola come da tradizione che usiamo all’Hotel Impero per rendere la vostra esperienza in Romagna unica nel suo genere:

Ingredienti: farina di grano tipo “0”, acqua tiepida, un pizzico di sale ( preferibilmente quello di cervia), olio, latte e strutto ( si consiglia quello di mora romagnola)
Procedimento: con la farina si crea un piccolo cratere al cui interno si mette lo strutto e aiutandosi con l’acqua tiepida già salata unire tutti gli ingredienti. Ovviamente si impasta con le mani e si spiana, dopo averla fatta riposare mezzora in frigo, con un bel mattarello di legno. Si cuoce a fuoco vivace su di una teglia tonda antiaderente. Si punzecchia con la forchetta, si gira e si fora di nuovo fino a cottura ultimata. Dopo di che potete farcire la vostra piadina con stracchino e rucola, affettati misti o con una bella passata di nutella.

Buon appetito!

L’Emilia Romagna è la culla della buona tavola e di preparazioni fatte a mano, come quella della pasta fresca all’uovo. Una vera e propria danza con un ritmo e precisi ondeggiamenti mentre le mani lavorano l’impasto. Ogni però vogliamo farvi immergere in un’altra danza tipica di questa regione, una vera specialità: i passatelli in brodo. Anche in questo caso esistono movimenti caratteristici per ottenere questa particolare pasta, bisogna armarsi di buona volontà e pazienza, ma il risultato ripagherà le vostre fatiche!

Ingredienti: Pangrattato 120g, Parmigiano da gratuggiare 120g, circa 3 uova, scorza di limone, sale fino, noce moscata e 1 l di brodo di carne.
Preparazione: Intanto che il brodo di carne cuoce dedicatevi all’impasto, gratuggiate la scorza di limone, versare in un recipiente il pangrattato e il parmigiano, unire la scorza di limone, la noce moscata e le uova sbattute insieme ad un pizzico di sale. Amalgamare gli ingredienti e lavorare fino ad ottenere un panetto elastico. Avvolgere il panetto nella pellicola e farlo riposare per almeno 2 ore a temperatura ambiente.
Togliete la pellicola e sistemate il panetto , spolverizzatelo con un po’ di farina e poi formate i passatelli aiutandovi con il ferro. Portate il brodo di carne a bollore, aggiustate di sale e poi versate i passatelli, non appena saliranno in superfice serviteli belli caldi!
Buona abbuffata!

San Valentino, la festa degli innamorati!
Da sempre il 14 febbraio si festeggia l’amore. Al giorno d’oggi è considerata una festa commercializzata ma in ogni caso è un occasione per ringraziare il proprio partner sentimentale del suo affetto.
Sebbene la figura di san Valentino sia nota anche per il messaggio di amore portato da questo santo, l’associazione specifica con l’amore romantico e gli innamorati è quasi certamente posteriore, e la questione della sua origine è controversa.

È conosciuta, in ogni caso, la leggenda secondo cui il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza, priva di sostanze e di altro sostegno, al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe dunque creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.
Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli e quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati. A Rimini durante questa festività i parchi e i ristoranti si riempiono di coppie che passeggiano mano nella mano, i negozi di fiori si riempiono di rose il cui buonissimo profumo si espande in tutta la città.

In Romagna vengono organizzate varie attività come degustazioni di vini, spettacoli ed eventi all’insegna dell’amore e percorsi gastronomici da condurre in coppia.
In occasione del San Valentino aprono anche moltissime discoteche e locali, in cui, chissà anche chi è single potrebbe trovare l’amore !

Un luogo fatato in centro a Rimini

Il ponte di Tiberio o come lo chiamano i Riminesi ‘’il ponte del Diavolo’’, crea ancora oggi un collegamento tra Rimini e il caratteristico Borgo Felliniano di San Giuliano. Tale appellativo è legato al mito dell’indistruttibilità di cui nei secoli il Ponte di Tiberio si è fatto scudo.
E’ stata aperta giovedì 22 dicembre 2017, in occasione della prova dell’illuminazione notturna, la nuova “piazza sull’acqua” del ponte di Tiberio. La piazza sull’acqua, e una passeggiata pedonale in legno composito lungo il bordo del bacino che collega Rimini al bellissimo parco Marecchia e di conseguenza al Borgo patria di Fellini. Tutto il perimetro del bacino è ora praticabile attraverso l’inserimento di un percorso in legno composito.

Sono ora pienamente visibili, e usufruibili, i due declivi, impreziositi dall’inserimento di arredi urbani e panchine, presenti ai lati del bacino. Entrambe le scarpate affacciate sull’invaso sono state riconfigurate per ottenere dei terrazzamenti piani raccordati attraverso piccole scarpate a diversa pendenza.
In occasione del Capodanno 2018 il Ponte di Tiberio è stato rivestito da mille diversi colori e accompagnato da musiche celestiali. Le luci sospese lungo la passeggiata hanno realizzato sfumature e barlumi luminosi sull’acqua dando l’impressione di trovarsi in un sogno Dantesco.

Il comune di Rimini nella medesima occasione ha inaugurato il parco attorno al Castel Sismondo.
La nuova distesa di tappeti verdi che circondano l’imponente fortezza Malatestiana rappresenta il primo intervento di riqualificazione volto a riportare in auge la bellezza unica e antica del castello voluto da Sigismondo Pandolfo Malatesta al sesto centenario dalla nascita.

Il 2018 sembra essere un anno decisivo per la città di Rimini, volta a ritornare al suo antico splendore ma con uno sguardo completamente rivolto al futuro.